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Francesco Durante

 

 

                                           Francesco Durante

Nacque a Frattamaggiore come settimo figlio di Gaetano, umile cardatore di lana, e di Orsola Capasso. Il padre per avere un altro introito che compensasse i miseri guadagni che gli venivano dalla pratica del suo umile lavoro, svolgeva mansioni di sagrestano e cantore presso la parrocchia di S. Sossio.

Nel 1699, dopo la morte del padre, Francesco si trasferì a Napoli per iniziare gli studi musicali al Conservatorio di S. Onofrio, dove il sacerdote Angelo Durante, suo zio, insegnava il contrappunto e come “suonare i tasti”.
Angelo però intuì ben presto la buna predisposizione del nipote per la musica, si licenziò dal Conservatorio e si dedicò pienamente alla sua educazione, sebbene ricoprisse il buon incarico di maestro e Rettore. Lo zio lo inviò anche a studiare il violino, strumento per il quale Durante mostrava una predilezione particolare, presso il maestro Gaetano Francone, suo grande amico e maestro di "strumenti a corda" presso il Conservatorio di S. Onofrio.
Nel 1705 scrisse la musica per un dramma sacro composto dal rev. A. Rolandi, ad oggi perduta, per lo scherzo drammatico PRODIGII DELLA DIVINA MISERICORDIA VERSO I DIVOTI DEL GLORIOSO S. ANTONIO DI PADUA, che si rappresentò nella strada detta dei Mayo di Porto il 13 giugno dei 1705.
Scarse sono le notizie pervenute circa la sua attività negli anni successivi, se non che, dal luglio 1710 al gennaio 1711, fu nominato secondo maestro presso il Conservatorio di S. Onofrio, con uno stipendio di 25 carlini.
Il 24 gennaio 1714, si unì in matrimonio con Orsola de Laurentiis, più anziana di lui di ben 21 anni. Nel 1718 era a Roma; il 18 febbraio dei 1719, quando nella Casa Professa dei Padri delle Scuole Pie alla Duchesca viene rappresentata "La cerva assetata ovvero L'anima nelle fiamme", opera totalmente perduta, che non piacque al pubblico.
Nel 1728, a Napoli divenne maestro di cappella del Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo, rimasto vuoto per la morte di G. Greco, incarico ricoperto sino al 1738, quando per motivi tuttora ignoti diede le dimissioni, avendo come allievi Pergolesi e Terradellas.
In quel decennio Francesco scrisse la musica per i cori della tragedia FLAVIO VALENTE, le Sei sonate per cembalo, il dramma sacro ABIGAILE dato a Roma nel 1763 e poi a Bologna nel 1740, il Requiem in sol minore, la Missa in Palestrina e i due Atti di contrizione per gli allievi dei Conservatorio.
Nel 1742 Francesco, rimasto intanto vedovo, lasciato vuoto il posto da Porpora, ottenne la carica di primo Maestro al Conservatorio di S. Maria di Loreto, tenendola sino alla morte. Nel nel 1745 divenne Primo maestro anche a S. Onofrio, a causa della morte di Leo.
Sebbene Durante fece una supplica al Re, De Majo gli fu preferito nel novembre 1745 nel ruolo di maestro della Real Cappella, al termine di un combattutissimo concorso cui partecipò il fior fiore dei compositori napoletani dell'epoca.
Intanto Francesco si era risposato con Anna Funaro, un'unione felice di breve durata, in quanto appena tre anni dopo la consorte morì improvvisamente.
Dopo pochi anni, Francesco passava al terzo matrimonio con la giovane nipote della seconda moglie, Angela Giacobbe. I matrimoni non inficiarono la sua industriosità musicale, prova ne sia infatti l’esecuzione a Venezia prima - presso l'Oratorio di S. Maria della Consolazione - e a Bologna poi - presso l'Oratorio della Galliera - il suo dramma sacro S. ANTONIO DI PADOVA dell'Abate G. Terribilino. Della sua attività finale, si ricorderà, invece, un Miserere a cinque voci ed una Missa composte nel 1754 per la Basilica di S. Nicola di Bari.
Francesco Durante morì il 30 settembre dei 1755, come attesta l'atto di morte presso la Parrocchia dei Vergini, ricevendo sepoltura, secondo la sua volontà, nella Cappella di S.Antonio della Chiesa di S. Lorenzo a Napoli.
 
Durante si configura come punto centrale dal punto di vista didattico nella vita musicale napoletana, tanto ad poter affermare l’esistenza di una “scuola durantiana”. Alcuni suoi allievi sono nomi celebri nel panorama musicale settecentesco: ricordiamo Traetta, Piccinni, Paisiello, Sacchini, Guglielmi, Logroscino, Ciampi, Jommelli, Fenaroli, etc.
Un’opinione positiva aveva Jommelli su di lui: Jommelli infatti riteneva avesse uno stile proprio per la Chiesa e anche moderno. Bene espresso, armonioso e artificioso. La caratteristica peculiare di Durante come compositore, è il tentativo di armonizzazione fra il contrappunto palestriniano e le esigenze espressive del suo tempo. Questo è dovuto in sostanza al suo soggiorno romano, testimoniato dalla lista dei membri dell'Accademia di S. Cecilia, ed all’aver seguito l’insegnamento dei maestri Pitoni, che lo inserì in una scuola contrappuntistica risalente sino a Palestrina, e Pasquini che lo immerse nel mare clavicembalistico italiano.
Il contatto con ambienti extra-napoletani (pare sia stato pure in Sassonia) gli fornì quelle conoscenze che gli permisero, nella composizione non teatrale, di essere tra i primi a comprendere le sostanziali innovazioni gluckiane. Richiesto di un parere su un passo dalla “Clemenza di Tito”, (II.15) pronunciò una frase divenuta poi celebre:
“io non so se questo punto è o non è conforme alle regole; ma vi dico che noi tutti, a cominciare da me, saremmo superbi di averlo immaginato e scritto”.
Da queste parole si evince non solo il leale riconoscimento delle capacità altrui, ma anche il pragmatismo di Durante che purtuttavia, come didatta, si riallacciava al “Gradus” di Fux.
L’insegnamento caratterizzò la sua personalità: oltre al numero e alla qualità dei suoi allievi, la sua pregiatezza è anche dimostrata dalla presenza delle sue opere manoscritte nelle principali Biblioteche europee. La Biblioteca del Conservatorio di Parigi ne conserva le sue opere in 62 volumi.
Fra le sue composizioni occupano un posto di rilievo, accanto alla vastità di quelle sacre, le opere per cembalo e gli 8 concerti per quartetto (più uno per clavicembalo solista), ascrivibili agli ultimi anni della sua vita e che lo inseriscono assai bene nel filone della musica strumentale napoletana. In essi s'incontrano procedimenti arcadici, particolarmente presenti nei tempi lenti quasi a volerne scongiurare ogni eccesso sentimentalistico, accanto a modelli addirittura premozartiani. E inoltre palese il tentativo di arricchire il concerto con espedienti stilistici tratti appunto dall'esperienza di compositore sacro e perciò antichi, eppure affatto nuovi al genere su cui operava.
Il contrappunto è qui sentito come un mezzo per raggiungere « l'astratta bellezza di una forma pura » (Degrada) senza rinunciare tuttavia ad alcune conquiste del nuovo stile galante, al quale pure Durante era assai legato, tanto che, alla scomparsa di quello, anche la sua fama si affievolì rapidamente.
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